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mercoledì 15 luglio 2015

Marco Polo aveva ragione





"Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. 
- Ma qual è la pietra che sostiene il ponte?- chiede Kublai Kan. 
- Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra - 
risponde Marco, - ma dalla linea dell'arco che esse formano. 
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: 
- Perché mi parli delle pietre? E' solo dell'arco che m'importa. 
Polo risponde: -Senza pietre non c'è arco." 

E aggiungerei: tra le infinite soluzioni che si possono trovare con i metodi e gli strumenti della Scienza delle costruzioni per determinare la curva delle pressioni in un arco murario, ne esiste una e una sola che garantisce l'equilibrio dell'arco stesso.
Purtroppo solo l'arco conosce quella soluzione.

Ma perché Marco Polo aveva ragione? ... forse per i seguenti motivi:
1) l'arco in muratura è una struttura rigido-plastica a vincoli unilaterali con attrito e come tale si comporta, per cui l'equilibrio è garantito dalla geometria e non dalla resistenza del materiale;
2) tra le infinite curva delle pressioni che si possono tracciare per un arco, ne esiste una e una sola che garantisce la condizione di equilibrio e tale curva dipende dalla geometria e dalla condizione di carico, per cui essa varia al variare del carico (peso proprio + azioni esterne): "Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, ma dalla linea dell'arco che esse formano (nel senso moderno di curva delle pressioni, nel significato 'geometrico' che Marco Polo assegna all'arco);
3) essendo l'arco un sistema di conci (voussoirs) - a vincoli unilaterali con attrito - il numero dei conci è ininfluente; si possono infatti costruire archi con il concio in chiave o il giunto in chiave, di forma qualsiasi e con un numero di conci qualunque ("Senza pietre non c'è arco") purché sia garantito che la forma geometrica sia rispettosa del fatto che esista la soluzione statica del problema (esista almeno una curva delle pressioni tutta contenuta all'interno dell'arco; scrive Leonardo: "l'arco non si spezzerà se la corda dell'arco all'estradosso non toccherà l'arco all'intradosso";
4) esiste una e una sola condizione per cui i conci hanno l'inclinazione dei letti prefissati tale che l'arco è in equilibrio anche in assenza di attrito.



domenica 28 giugno 2015

Costruire con la terra a Ctesiphon





« Ecco quel che resta di uno dei più famosi e celebrati palazzi dell’antichità. Siamo nei pressi di Madean, Iraq, a una trentina di chilometri da Baghdad. La città era la sfarzosa capitale dell’impero Persiano (che al tempo includeva sia Iran che Iraq, ovvero Persia e Mesopotamia), nel periodo dei Parti e dei Sasanidi, dinastie che regnarono rispettivamente tra il III secolo a. C. e il III d. C., e da allora al VII d. C. coevi dI Roma, Bisanzio e dell’Ellenismo. La capitale si chiamava Ctesiphon, il palazzo è noto come Taq-i-Kisra. Costruito da Shapur I intorno al 250, ha un favoloso arco, alto 36 metri e profondo 48, che tuttora resiste, anche se non si sa per quanto. Ancora relativamente integro nell’Ottocento, caduto in rovina soprattutto negli ultimi 3 decenni, tra conflitto con l’Iran, invasione Usa e guerra tra Sunniti e Sciti » [Repubblica, maggio 2013], tema oggi di grande attualità visto quello che sta accadendo in Medio Oriente.

Le N.T.C. italiane (Norme Tecniche sulle Costruzioni) del 2008, redatte peraltro da ‘illustri’ scienziati  - pur tuttavia del tutto ‘ignoranti’ dell’arte e della scienza del costruire -, affermano che non si può costruire con la terra: infatti citano che i componenti della malta non devono contenere sostanze organiche o grassi o terrose o argillose. Purtroppo a Ctesiphon gli architetti che hanno costruito il palazzo di Taq-i-Kisra non lo sapevano e hanno costruito questo gigantesco arco in terra (sic!). Questo progetto sarebbe sicuramente stato respinto da qualsiasi ufficio sismico della italica penisola.