venerdì 26 giugno 2015

Le tre torri



Il progetto delle tre torri a Roma presentato dallo Studio Libeskind, ma soprattutto gli schizzi allegati che, secondo il progettista Daniel Libeskind, rappresentano l'opportunità di "offrire un forte contributo nella realizzazione di un quartiere dinamico e sostenibile a Roma" - frasi retoriche senza alcun significato se non quello mediatico di accalappiare consensi - mostra ancora di più il vuoto intellettuale e progettuale di questi fanfaroni dell'architettura ... e l'unico commento che ispirano è ... senza parole!
Quando si finirà di riempire di spazzatura il nostro territorio?



Forse più che parlare di "profiles in conversation" si dovrebbe dire loro di fare silenzio e smettere di imbrattare la carta con le loro matite.

Una voce fuori dal coro.

“We are not against Beauty, but against useless things”.
[Nikita Sergeevič Chruščëv, 1954].


mercoledì 24 giugno 2015

La nuova Torre Piloti del porto di Genova







La nuova Torre Piloti del porto di Genova "... sarà alta 60 metri ..." scrive l'architetto ... ma le Norme ENAC (Art. 711: Pericoli per la navigazione) le ha lette? ... o progettare con questo pressappochismo fa parte del modus operandi delle archistar?


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martedì 23 giugno 2015

La sfida di Carlo






Futuro skyline di Londra (alcuni edifici sono ancora in costruzione)


Londra sfregiata dai grattacieli.


Il principe di Galles scaglia il suo j'accuse contro i "vandali" che vogliono sfregiare lo skyline di Londra (La Repubblica, sabato 2 febbraio 2008). Una voce autorevole contro il "falso progresso" dell'architettura contemporanea che, alla disperata ricerca di un nuovo sempre più "nuovo", ha distrutto e continua a stravolgere l'immagine delle nostre città. Il protagonismo di molti architetti, il cui unico scopo sembra quello di innalzare monumenti a sé stessi piuttosto che dedicare la loro intelligenza e il loro ingegno al progetto di architettura, svilisce un'arte e depaupera un patrimonio architettonico e urbano con mostruose pustole (per parafrasare Carlo d'Inghilterra), la cui prerogativa, per nostra fortuna è quella di essere effimere e poco durevoli.
Guardare oggi lo skyline di Londra - peraltro ancora in corso di trasformazione - appare una triste constatazione del monito lanciato dal principe di Galles, uno sfregio alla capitale di Albione, molto più dannoso dell'incendio del 5 settembre 1666.
La prova del tempo sarà il vero ago della bilancia per giudicare la validità di quello che pseudo-architetti quotidianamente propongono come "architettura moderna" (sic!).
Sir Christopher Wren osserva e sorride, con benevolenza, dall'alto della sua "sapienza di antico costruttore".



St. Paul Cathedral (1675 - 1708): progetto del grande matematico e architetto Sir Christopher Wren (1632 – 1723)


lunedì 22 giugno 2015

Natura abhorret a vacuo




Natura abhorret a vacuo : "Peace House" a Jaffa.

L'architettura del vacuo ha sostituito l'Architettura. La forma in quanto forma prevale sulla costruzione dell'Architettura che non è più Architettura, ma semplice parafrasi di un vuoto culturale, di una mancanza di senso del costruito dove l'Architettura cede il passo alla forma in quanto forma che de-legittima l'Architettura in quanto Architettura, perché diventa solo immagine e non costruzione. E tutti plaudono a questo vuoto pieno di immagini, dove l'immagine si giustifica solo attraverso parole 'importanti' che devono cogliere l'immaginario e la sensibilità di che legge e di chi guarda: "Peace House" a Jaffa. "La casa della pace" - bellissima figura retorica in un mondo dove la pace è pura utopia e il senso della vita è solo 'economia', ma non nel senso greco del termine (oikos, 'casa' e nomos, 'norma') - ma in quello più 'monetario' del termine; diventa allora giustificazione della de-costruzione dell'architettura, che si traduce in forme, linee e superfici senza alcun significato, se non quello di magnificare sé stessa in quanto immagine e non architettura.

"Massimiliano Fuksas ha definito quest’opera una scatola magica", certamente una scatola, ma vuota di idee e contenuti progettuali, una scatola che vuol essere architettura ma in realtà è solo una ... scatola vuota.
Serve ancora l'Architettura?

L'Architettura si, ma questa non è architettura, solo uso informe della materia.

domenica 21 giugno 2015

The Mechanical Sciences



THE MECHANICAL SCIENCES IN ANTIQUITY


The origin of the mechanical sciences can be traced to the studies of Aristotle and Archimedes, who set forth the principles that are the basis of mechanics. However, development in successive centuries advanced but slowly, with notable progress made during the Middle Ages, and would find its complete formal development and linguistic expression only in the Renaissance.
The use of elementary static systems followed different courses, tied more to empiricism and constructive technologies than to theoretical science, resolving the problems that were mentioned from time to time by the architects and builders of antiquity. Such problems, formulated from the constructive practices of architecture and by the machines for building, were resolved using those very mechanical devices that are at the basis of the discipline, without a precise knowledge of their general semantic value, but rather with a awareness of statics and constructive empiricism that validated the choices made on the building site.

Massimo Corradi


Genova: Edizioni di Storia, Scienza, Tecnica &, 2008 - ISBN 9781409236801
Store: http://www.lulu.com/


sabato 20 giugno 2015

Architetti e Architettura




Architetti e Architettura, o ... solo architettare?






René Magritte: L'art de la conversation, 1950 (Collezione privata).

Il dibattito sul ruolo dell'Architetto nella nostra società ha perso di mordente per la prevaricazione - nel senso più lessicale del termine (1) e (2) - di pochi su molti: 'archistar' versus Architetti.
Eppure gli Architetti italiani sono molto bravi e soprattutto i giovani sono pieni di voglia di fare, crescere e imparare. Ma non hanno spazio, non trovano occasioni per emergere, si demotivano e si piegano a lavorare, spesso solo come disegnatori, negli studi professionali dei colleghi più affermati o più anziani; per trenta denari vendono la loro anima al diavolo e appiattiscono le loro capacità riducendosi a fare i "servitor di due padroni" (il titolare dello studio e il 'Dio danaro', quest'ultimo necessità per la sopravvivenza).
Occorre dunque cambiare rotta. Ma come? I giovani Architetti per fare Architettura devono architettare il modo di trovare la chiave per realizzare i propri sogni. "L'art de la conversation" può essere la chiave di lettura; confrontarsi con gli altri, cooperare assieme, mettere in funzione la fucina di idee proprie dei giovani, creare, inventare, proporre e ... avere coraggio. Noi genitori siamo disposti a credere in loro e aiutarli in questo difficile cammino, loro devono credere di più in noi e accettare un dialogo che può essere foriero di mille e mille occasioni altrimenti celate dal quotidiano. Costruire e de-costruire, in un continuo alternarsi degli opposti, per immaginare assieme il loro futuro, senza la presunzione di riuscirci ma con la modestia di provarci.



(1) prevalere nei confronti di altri abusando della propria forza o abilità
(2) agire in modo immorale, oltrepassare i limiti del giusto o del lecito

venerdì 19 giugno 2015

Naturalis materia






Naturalis materia vs materiali innovativi



1Massimo Corradi
1Dipartimento di Scienze per l’Architettura, Scuola Politecnica - Genova, corradi@arch.unige.it



Abstract 

The ancient buildings, up to the time of the revolution ‘technology’ which took place with the introduction of new materials (iron, steel and reinforced concrete ) has always based its ‘materiality’ on the use of natural materials such as stone , brick , lime mortars and pozzolanic, cement mortars (in the sense of Roman caementum), ductile iron, wood, and to the origins of buildings - but otherwise still in use today in many regions of the world (Asia, Africa and Central and South America) - , straw, earth (adobe, pisé, CEB), the latter the most natural, sustainable, environmentally friendly and economical building material, and in many regions of the Far East bamboo.
In the twentieth century after the great season of reinforced concrete and steel materials used both in new buildings and in the speeches of static consolidation of building structures, but also of the listed buildings and monuments, there was, by industry, the development of high-performance metallic materials (steels with high carbon content), polymers, ceramics, composites, etc., not always compatible with those used in ancient buildings and often invasive and non-reversible, especially when they were used in the strengthening of structures, questioning the “sustainability” of restoration and conservation, especially compared to “experimentum crucis” which, in restoration, can be identified with the ‘test of time’.





Il passato in funzione del presente [è] il presente in funzione del passato
[Marc Bloch, 1949].


Introduzione

Il costruito storico, fino alla rivoluzione ‘tecnologica’ avvenuta con l’introduzione dei nuovi materiali (ghisa, ferro, acciaio e calcestruzzo armato) ha sempre fondato la sua ‘materialità’ sull’uso di materiali naturali quali quelli lapidei, i laterizi, le malte di calce, quella pozzolanica, le malte cementizie (nel senso di caementum romano), il ferro dolce, il legno e, alle origini del fabbricare – ma altrimenti in uso ancora oggi in molte regioni del mondo (Asia, Africa e Centro-Sud America) -, la paglia, la terra, quest’ultimo il più naturale, sostenibile, ecologico ed economico materiale da costruzione, e in molte regioni dell’Estremo oriente il bamboo.
Nel XX secolo dopo la grande stagione del cemento armato e dell’acciaio, materiali utilizzati sia nelle nuove costruzioni che negli interventi di consolidamento statico delle strutture edilizie ma anche degli edifici vincolati e monumentali, si è assistito, da parte dell’industria, allo sviluppo di materiali metallici ad alte prestazioni (acciai ad alto tenore di carbonio), materiali polimerici, ceramici, compositi, ecc., ai fini di un loro impiego nelle nuove costruzioni, ma anche negli interventi di restauro e consolidamento statico, anche se questi materiali non sono compatibili con quelli utilizzati nelle costruzioni antiche; viceversa essi si sono dimostrati spesso invasivi e non reversibili, soprattutto quando sono stati impiegati nel consolidamento delle strutture, mettendo in discussione la “sostenibilità” degli interventi di restauro e conservazione, soprattutto rispetto all’experimentum crucis che nel restauro può essere identificato con la ‘prova del tempo’.
Nell’ambito, poi, degli interventi di rinforzo statico e consolidamento strutturale la ‘fantasia’ dei progettisti e la loro pervicacia a ricercare nuove soluzioni strutturali in funzione dei nuovi materiali proposti dall’industria delle costruzioni ha di fatto abbandonato sentieri battuti dall’arte del costruire per addentrarsi nel fitto bosco della non-conoscenza con la presunzione di giustificare le soluzioni adottate sotto la ratio della ricerca scientifica e con il principio fondante che è ricerca solo quello che è “nuovo e innovativo”. L’innovazione è dunque diventata il vessillo delle nuove strade intraprese nello studio dei materiali, delle tecnologie e dei sistemi costruttivi in architettura e viepiù nel restauro, dimenticando che la più grande innovazione proprio nel campo del restauro, e in particolare del restauro statico e del consolidamento strutturale, risiede invece nella comprensione dei rapporti materia/forma/struttura, con riferimento all’uso dei materiali naturali, e dei sistemi statici adottati dall’arte e dalla scienza del costruire in migliaia di anni di storia dell’architettura e della costruzione.
I sistemi di consolidamento tradizionali [Corradi & Brigandì, 1999; Corradi, 2000] che hanno visto, in epoche anteriori all’uso del calcestruzzo armato e delle strutture in acciaio, la realizzazione di intelligenti, duraturi e staticamente ammissibili sistemi di rinforzo strutturale, attraverso l’impiego di contrafforti e i maschi murari, archi di sostruzione, sotto-murazioni in conglomerato, concatenamenti e cerchiature in ferro dolce, con l’impiego di chiavi e bulzoni, e così via, non sono stati assimilati dalla cultura contemporanea in parte priva di un consapevole approccio al problema del consolidamento e della riabilitazione strutturale delle costruzioni in muratura [Corradi, 2008].

Restauro e sostenibilità

Il concetto di sostenibilità dell’intervento di restauro, ma in particolare di quello di consolidamento statico rimanda allora alla definizione di “sostenibile”. Cosa vuol dire sostenibile e cosa si intende per sostenibilità nel restauro? Queste domande evocano alcune considerazioni che reputiamo sia necessario introdurre.
La sostenibilità, in senso generale, dovrebbe essere la caratteristica principale di un intervento, che dovrebbe poter essere mantenuto con un medesimo livello prestazionale nel tempo, indefinitamente ovvero con un tempo di sostituzione negli anni abbastanza lungo. Il soddisfacimento di esigenze presenti, legate ad esempio alla sicurezza e all’utilizzo del bene, senza peraltro procedere con interventi che possano compromettere la possibilità delle future generazioni di intervenire con la loro modificazione, sostituzione e/o addirittura eliminazione, fa immaginare un insieme di interventi relativi ad un ambito circoscritto e bene caratterizzato. Tale insieme deve garantire una serie di requisiti che non devono e non possono alterare il bene stesso in maniera rilevante, ma soprattutto irreversibile, si pensi ad esempio alle cuciture armate con barre filettate o all’impiego di resine chimiche per la sigillatura di lesioni e fessure nelle murature. In questo senso la sostenibilità nel campo del restauro strutturale dovrebbe essere contemporaneamente un’idea progettuale alterabile, modificabile, reversibile, un modo di intervenire che non metta in condizione di non poter avere ripensamenti, ma altrimenti consenta ad altri di poter intervenire nel momento stesso che l’intervento progettato e realizzato, la tecnologia scelta e i materiali utilizzati siano reputati non più idonei a svolgere il compito per cui sono stati scelti e impiegati.
L’evoluzione tecnologica nel campo delle costruzioni e delle strutture, la ricerca di innovazione ad ogni costo, spesso incontrollata, la volontà di trasformazione senza analisi a priori degli effetti causati dall’uso di materiali e tecnologie non sufficientemente sperimentate, può delineare una perdita di controllo nel campo degli interventi di consolidamento strutturale. Si può, infatti, arrivare fino a un punto di non ritorno tale da avere una perdita di consapevolezza e riscontro dell’uso delle materie scelte e impiegate, dimostrando scarsa attenzione alla storia costruttiva e materiale della costruzione, con l’alta probabilità e il rischio di operare interventi di totale trasformazione, ad esempio, del cimento statico della struttura antica.
In questo senso l’intervento sostenibile deve garantire l’osservanza di almeno alcuni parametri di riferimento che si possono riassumere nei seguenti: 1) deve essere compatibile con quelli esistenti, 2) deve garantire una certa durata nel tempo, 3) deve essere modificabile e reversibile senza apportare danno alle strutture esistenti, 4) deve garantire la riciclabilità dei materiali usati con l’auspicio di una loro trasformazione e di un loro reimpiego. Generare, mantenere, riutilizzare sono le parole della sostenibilità in Architettura e nel Restauro, nel rispetto del monumento, della fabbrica, del costruito storico, massimizzando la qualità dell’intervento con il minimo impegno di risorse intese come consumo di materie prime ed energia, ossia utilizzare materie che devono appartenere il più possibile al mondo naturale, non derivato da eccessive trasformazione industriali. Nelle costruzioni antiche in muratura, ad esempio, l’uso di malte di calce, laterizi anche di reimpiego, pietra, legno (anche di recupero da demolizioni e smontaggi), re-utilizzo di grappe e catene in ferro dolce, (oggi sempre più spesso sostituite da barre in acciaio ad aderenza migliorata), dunque l’utilizzo di materie prime naturali con il minimo investimento energetico deve necessariamente fare parte del bagaglio culturale e scientifico del restauratore.
Il concetto di “sostenibilità” applicato all’Architettura e al Restauro, e nel caso particolare di questa nota al restauro strutturale, si deve riferire a maggior ragione alla ricerca di soluzioni costruttive che massimizza il risultato per gli utilizzatori attuali e al contempo garantisce alle generazioni future la possibilità di conseguire lo stesso risultato con interventi dello stesso tipo che possono essere integrazioni, modificazioni, sostituzioni; tutto questo con la consapevolezza che ogni intervento che si realizza non deve essere ultimativo e definitivo ma altrimenti possibile di ripensamento e rifacimento.

Materiali per il consolidamento strutturale “sostenibile”

La sostenibilità in architettura, nelle costruzioni e nel restauro sta proprio nella conoscenza e nella capacità di impiegare i materiali naturali, e comunque quelli per secoli utilizzati dai maestri costruttori e che sono, rispetto alle nuove istanze portate avanti dall’industria e dalla ricerca scientifica piegata ai desiderata dell’industria e dell’economia, del tutto compatibili e sostenibili con il contesto storico, geografico e ambientale della costruzione stessa.
I materiali “sostenibili” che dovrebbero essere utilizzati negli interventi di consolidamento statico dovrebbero appartenere, ad esempio, a queste famiglie: malte di calce, malte di calci idrauliche naturali [Pecchioni et alii, 2008] invece delle malte cementizie e anche di quelle bastarde; materiali lapidei e laterizi, o ceramici a pasta porosa, di re-impiego o altrimenti, materiali della stessa natura e con caratteristiche meccaniche similari, ma di produzione possibilmente locale e comunque compatibili con quelli esistenti (mattoni pieni, invece di semipieni o forati); ferro dolce (acciai a bassissimo tenore di carbonio, compreso tra lo 0,05% e lo 0,25%) molto malleabile che bene si adatta alle deformazioni cui possono essere soggette le strutture murarie, legno naturale e non legno lamellare o comunque alterato nella sua conformazione da agenti chimici o protesi meccaniche, comunque realizzate come ad esempio avviene con l’uso di materiali fibro-rinforzati, FRP.
Le tecniche e le tecnologie impiegate per gli interventi di consolidamento statico devono inoltre essere coerenti con le strutture della fabbrica e rispettose del cimento statico delle strutture esistenti. In questo senso lo studio delle tecniche costruttive, delle tecnologie storiche, del comportamento meccanico dei materiali utilizzati diventa strumento essenziale per la comprensione della statica della costruzione e del suo comportamento strutturale [Corradi, 1999a; 1999b].
Nondimeno, nella pubblicistica corrente - si veda una tantum il “Manuale per il recupero dei centri storici” redatto per conto della Regione Abruzzo nel 2001 -, si assiste alla promozione di tecniche di consolidamento statico invasive, non reversibili, non compatibili, di dubbia efficacia, figlie di una cultura “ingegneristica” auto-referenziata, dotata di una fiducia eccessiva nell’ingegneria e nelle tecniche moderne, e poco consapevole del complesso sistema di tecniche e regole dell’arte che ha dato luogo alla costruzione delle fabbriche antiche. Si osserva così alla riproposizione di tecniche di consolidamento obsolete e riprese da una manualistica “distruttivista” degli anni ‘80-’90 del secolo scorso. Al capitolo sul “ripristino delle condizioni statiche” si assiste così alla ri-proposizione di protocolli di intervento già in letteratura, ‘inqualificabili’ come ad esempio la reintegrazione delle murature con fogli di polietilene sostenuti da rete metallica elettrosaldata su fondo di resine sintetiche iniettate nelle commessure della muratura stessa [Caleca, De Vecchi 1983], cuciture armate con barre in acciaio filettate e iniezioni di resine per rinforzo di colonne lapidee e archi murari [Giovannetti, 1992; 1997; 2000], cordoli in cemento armato, con chiodature in acciaio per il collegamento con la muratura perimetrale, per il rinforzo di solai in legno [Rocchi, Piccirilli 1991], coacervi di micropali e cuciture armate per il sostegno delle fondazioni [Rocchi, Piccirilli 1991], fibro-rinforzati per il placcaggio e la cerchiatura di pilastri e colonne [Avramidou, 2000], rinforzo (sic!) di solai in legno con soletta in calcestruzzo armato [Giovannetti, 1992; 1997; 2000], cappe in cemento armato con connettori in acciaio di legamento per il consolidamento di volte in muratura [Rocchi, Piccirilli 1991; Giovannetti, 1992; 1997; 2000], incollaggi di fibre di vetro con barre filettate in acciaio di ancoraggio alle murature perimetrali per il consolidamento di volte [Recupero & Conservazione, 1999], sospensione di volte murarie tramite tiranti in acciaio a nuovi solai in acciaio incastrati sulle murature per mezzo di massicci cordoli in cemento armato [Caleca, De Vecchi 1983], ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo e comunque la manualistica corrente ne mantiene traccia.
Tutto ciò nonostante studi e ricerche abbiano portato alla redazione di una Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011 sul tema “Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni” [D.P.C.M. 9 febbraio 2011], di tutt’altro tenore e avviso. Questo avviene perché esiste un substrato di operatori del restauro statico troppo ciechi e ‘ignoranti’ dell’arte e della scienza del costruire, perché «sembra a molti che per consolidare basti essere buoni ingegneri, trattandosi infine di soli problemi tecnici», dimentichi del fatto che «arte e tecnica negli edifici antichi sono una cosa sola» [Forlati, 1938].
Si evidenzia così come i manuali per il consolidamento sono spesso un repertorio di soluzioni per i diversi elementi della fabbrica (archi e volte, solai lignei, murature, fondazioni, ecc.) che portano, in genere, all’esecuzione di interventi non giustificati, e spesso dannosi per la conservazione della fabbrica stessa.

Alcune considerazioni sui nuovi materiali FRP

Gli FRP a matrice polimerica, costituita da resine di tipo termoindurente, epossidiche e più raramente poliestere, ma anche da carbonio (CRFP), vetro (GFRP), aramide (AFRP) e i calcestruzzi rinforzati con FRP sono sempre più presenti nei cantieri di restauro (Fig. 1), soprattutto dove si deve intervenire per aumentare le capacità di resistenza delle murature e per ripristinare la durabilità e la capacità portante di strutture ammalorate, associate all’uso di resine epossidiche per l’adesione alle strutture esistenti. Nel campo del restauro statico la fibra più utilizzata è quella di carbonio (poliacrilonitrile).
Questo sistema molto diffuso nel campo della progettazione strutturale, spinto dalle società produttrici di questi materiali, nega completamente il concetto di sostenibilità dell’intervento di consolidamento, recupero e riabilitazione strutturale. Questi materiali, peraltro soggetti a frequenti fenomeni di rottura per de-laminazione, a seguito della perdita di aderenza fra il materiale composito e la superficie di adesione, fenomeni che peraltro si manifestano in maniera improvvisa e dunque con un alto livello di rischio e pericolosità, rappresentano un problema di natura teoretica nel campo del restauro perché sono pericolosi (rottura fragile improvvisa), non reversibili (soprattutto se associati a sistemi che prevedono l’uso di barre in acciaio), invasivi (basta vedere i sistemi di cerchiatura di colonne lapidee), non riciclabili e soggetti a procedure di smaltimento complesse e costose, oltre che dannosi perché mutano il cimento statico delle strutture esistenti. Questi sono non di meno invasivi, quando sono associati, ad esempio, a intonaci armati (con armatura in acciaio e calcestruzzo) usati per ‘placcare’ le murature (Fig. 2).
Le N.T.C. 2008 e la Direttiva P.C.M. del 9 febbraio 2011, che riprende le Linee Guida per l’applicazione della normativa sismica ai Beni Culturali emanate il 12 ottobre 2007 come “Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale”, hanno peraltro ribadito che l’intervento di consolidamento murario con intonaco armato, e in questo caso rientra anche l’uso dei FRP, è giustamente definito “invasivo e non coerente con i principi della conservazione”.

Il percorso della conoscenza

Nel campo della sostenibilità degli interventi di restauro e consolidamento statico del costruito storico è dunque necessario stabilire una serie di criteri di intervento come peraltro previsto nel D.P.C.M. 9 febbraio 2011 (Cap. 4), ciò deve garantire lo svolgimento di una serie di attività preliminari al progetto e alla realizzazione dell’intervento che possono essere riassunte in quello che le norme stabiliscono come il “percorso della conoscenza”.
La complessità della fabbrica muraria, le tipologie e le singolarità costruttive, le trasformazioni nel tempo, lo stato d’uso, lo stato di conservazione, e la difficoltà di applicare modelli di calcolo univoci e di carattere generale, propri della scienza delle costruzioni, e la necessità di procedere all’analisi strutturale attraverso modelli ritenuti affidabili, richiede un approfondito percorso di conoscenza del fabbricato che non deve esimersi dallo svolgere una serie di attività di carattere generale e puntuale. Tali attività prevedono lo svolgimento di indagini storiche (conoscenza storica architettonica, costruttiva, tecnologica e materica), rilievi sulle geometrie e sullo stato di conservazione degli elementi strutturali, indagini sui materiali, sul comportamento strutturale a livello globale e locale, per conseguire un’adeguata conoscenza delle strutture della fabbrica, al fine di evitare opere superflue e non necessarie. In questo senso, anche le Norme tecniche stabiliscono che, in particolar modo per le opere soggette a rischio sismico, «è opportuno accettare consapevolmente un livello di rischio sismico più elevato rispetto a quello delle strutture ordinarie, piuttosto che intervenire in modo contrario ai criteri di conservazione del patrimonio culturale» [D.P.C.M. 9 febbraio 2011: § 2.2].
Come prescrivono le norme, il percorso della conoscenza deve prevedere 1) l’identificazione della costruzione e la sua localizzazione in relazione a particolari aree a rischio, 2) il rapporto della stessa con il contesto urbano circostante, 3) il rilievo geometrico della costruzione nello stato attuale, comprensivo dell’analisi dei quadri fessurativi e deformativi, 4) la storia delle trasformazioni edilizie della fabbrica, 5) l’individuazione degli elementi (geometrie e tecniche costruttive) che costituiscono l’organismo strutturale nei suoi componenti materiali (anche dal punto di vista dello stato di degrado e delle caratteristiche meccaniche), tecnologici e costruttivi, 6) la conoscenza del sottosuolo e delle strutture di fondazione, e i cambiamenti di dissesto anche per conseguenza di fenomeni naturali e antropici; 7) monitoraggio delle strutture con un controllo periodico della costruzione per una conservazione consapevole.

Considerazioni finali di carattere etico e di metodo

Il problema del consolidamento statico e, quindi, quello dell’uso di materiali innovativi che, in genere, non sono sostenibili ed eco-compatibili, nel significato che abbiamo descritto in precedenza, diventa allora un problema etico e di metodo.
In questo senso, per definire un intervento di restauro e consolidamento statico del costruito storico di tipo sostenibile è necessario stabilire una serie di criteri che sulla falsariga di quanto già evidenziato nelle Norme tecniche citate debba garantire l’osservanza di alcuni principi etici e di metodo.
In primis è necessario individuare il modello di analisi strutturale più idoneo tenendo conto che le costruzioni antiche sono state realizzate utilizzando principi differenti da quelli attuali spesso basati sul concetto di similitudine comportamentale, spesso fondati sull’empiria e sull’esperienza e l’intuizione personale del progettista/costruttore, in genere basata sul concetto di equilibrio di corpo rigido e non di comportamento elastico; criteri esecutivi e di dimensionamento geometrico, definiti anche come regole dell’arte del tutto funzionali all’opera stessa e in grado in moltissimi casi di superare due aspetti sostanziali della vita della fabbrica: 1) la prova del tempo, 2) la capacità di adattarsi a differenti usi della fabbrica per modificazioni tipologico-funzionali operate dall’uomo. Per valutare la sicurezza di una costruzione esistente, è pertanto necessaria un’adeguata conoscenza del manufatto, che non può prescindere dall’analisi del suo comportamento strutturale.
In secundis è necessario attenersi all’esecuzione di interventi sulle strutture, necessari per ridurre la vulnerabilità sismica della fabbrica e per garantire la conservazione della costruzione, di miglioramento, di riparazione o interventi locali che non alterino o modifichino il comportamento globale e locale del manufatto e delle strutture, ossia adottare regole per la realizzazione degli interventi che assicurino la compatibilità dei nuovi elementi con quelli originari e la durabilità dei materiali.
«Il progetto degli interventi dovrà [pertanto] garantire la conservazione dell’architettura in tutte le sue declinazioni» [D.P.C.M. 9 febbraio 2011 Cap. 6]. L’obiettivo è la conservazione della materia, del funzionamento strutturale e dell’uso della fabbrica limitando gli interventi, anche riguardo all’esecuzione delle opere impiantistiche, evitando tutte quelle opere di demolizione-sostituzione e di demolizione-ricostruzione, invasive e non reversibili, ma operando invece con interventi che si integrino con la struttura esistente, rispettosi dei requisiti di sicurezza e durabilità, senza trasformazioni radicali.
I concetti chiave si compendiano dunque in: non invasività, compatibilità, reversibilità, coerenza materiale e comportamentale, soprattutto dal punto di vista della meccanica dei materiali, durabilità e integrità architettonica. Tutto questo si riassume, a mio avviso, nella sola istanza ammissibile per un manufatto storico che è quella di utilizzare, per il suo recupero e la sua conservazione, materiali della stessa tipologia e specie di quelli utilizzati nella fabbrica antica, attraverso uno studio sistematico del loro comportamento meccanico, delle tecniche usate per la loro messa in opera, delle tecnologie proprie per la loro produzione in contrapposizione all’impiego di materiali ‘figli’ dell’innovazione tecnologica e che non rispettano i criteri di cui sopra abbiamo fatto cenno, anche perché non hanno sufficienti verifiche di durata nel tempo non solo per se stessi, ma in relazione al rapporto che essi stabiliscono intrinsecamente con le strutture antiche.
Gli interventi dovranno, pertanto, rispettare la concezione e le tecniche costruttive originarie della struttura utilizzate in origine e nel tempo anche attraverso le trasformazioni della fabbrica. In questo senso i materiali tradizionali - lapidei, laterizi, malte di calce e pozzolanica, ferro dolce, legno, ecc. - meglio si prestano agli interventi di rinforzo e consolidamento strutturale, poiché certamente coerenti e compatibili con quelli esistenti. E per questi motivi, per una corretta valutazione del loro impiego, la storia del manufatto diventa il punto di partenza di ogni progetto.
La storia della costruzione e la scienza del costruire [Corradi, 2010], discipline peraltro assente negli ordinamenti didattici dei corsi di laurea in Architettura a livello italiano, ma diffusa e insegnata oramai in tutto il mondo, se affrontata ‘a tutto tondo’ rappresenta allora lo strumento per una corretta valutazione delle tecniche, delle tecnologie e dei materiali da impiegarsi nell’intervento di restauro e consolidamento statico al fine di una sua integrità architettonica e strutturale, materica e comportamentale.


La storia non è solo la scienza degli uomini, ma è la “scienza degli uomini nel tempo
[Marc Bloch, 1949].


Riferimenti bibliografici


Avramidou, Nina 2000. Nuove tecnologie per il rinforzo di pilastri in muratura. Costruire in laterizio, n. 75 (2000), pp. 60-67.
Bloch, Marc 1998. Apologia della storia, o Mestiere di storico. Torino: Einaudi (1a ediz. 1949: Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien, a cura di Etienne Bloch).
Caleca, Luigi e Antonio De Vecchi 1983. Tecnologie di consolidamento delle strutture murarie. Palermo: Libreria D. Flaccovio (2a ediz. 1990).
D.P.C.M. 9 febbraio 2011 - Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 febbraio 2011: “Valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale con riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni”. Decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 14 gennaio 2008, pubblicato sul Supplemento ordinario n. 54 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 26-2-2011.
Corradi, Massimo 1999a. Il progetto di consolidamento tra manutenzione e restauro. In: G. Biscontin, G. Driussi (a cura di), Ripensare alla manutenzione. Bressanone, 29 giugno - 2 luglio 1999. Venezia: Arcadia Ricerche editore, p. 91-99.
Corradi, Massimo 1999b. Conservazione e manutenzione, recupero e riabilitazione delle strutture nel progetto di restauro. In: M.M. Segarra Lagunes (a cura di), Manutenzione e recupero nella città storica. Conservazione e sicurezza. Roma, 7-8 Maggio 1999, Roma: F.lli Palombi Editori, p. 293-298.
Corradi, Massimo e Federica Brigandì 1999. Tecniche di consolidamento tradizionali per la manutenzione del costruito storico. In: G. Biscontin, G. Driussi (a cura di), Ripensare alla manutenzione. Bressanone, 29 giugno - 2 luglio 1999. Venezia: Arcadia Ricerche editore, p. 209-222.
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giovedì 18 giugno 2015

I quattro elementi






I QUATTRO ELEMENTI: ARIA, ACQUA, TERRA E FUOCO




Prefazione


La storia della scienza è disciplina complessa che coinvolge numerosi saperi, simili al delta di un grande fiume, e si dirama in cento e cento bracci tutti diversi ma tra loro interconnessi. Come in una trama non preordinata, ma casuale, questi rami di foce si intersecano e si intrecciano e si assiste così ad un meraviglioso affresco pittorico dove non c’è una figura dominante che attrae l’attenzione dell’osservatore, ma nell’insieme della rappresentazione si sviluppano tanti temi che si sovrappongono tra loro come una composizione musicale dove non esiste un’unica armonia di fondo se non quella della Natura, un’orchestra che suona una musica celestiale quella della Philosophia Naturalis. In questo senso quello che vogliamo presentare al lettore benevolo non è una storia ordinata di personaggi e avvenimenti, teorie ed esperienze che portano alla costruzione di una disciplina appartenente al vasto mondo delle scienze, ma costruire un percorso che attraversa volutamente distinti e diversi campi disciplinari, spesso – a prima vista – distanti tra loro. Il nostro intento è quello di stimolare la curiosità di chi legge ad aprirsi al vasto mondo dei saperi, dove la conoscenza non è, e non deve essere, solo quella specialistica dello studioso erudito, ma può essere proprio quella del lettore curioso e interessato a comprendere la complessità di ciò che ci circonda in molti dei suoi aspetti più esteriori e visibili, sempre però sottesa da un fondamento teoretico che è quello che ha consentito la nascita e lo sviluppo di un sapere scientifico. La storia, in quanto storia, è lo sviluppo di un racconto che si basa su documenti, fatti certi e prove inconfutabili, ma anche logiche ermeneutiche che spesso esulano da un contesto unico e si aprono a distinte letture e interpretazioni.
Per questo motivo non abbiamo voluto perseguire l’obiettivo di tracciare una storia dei quattro elementi aria, acqua, terra e fuoco o una storia della chimica in senso stretto, piuttosto formulare una continua serie di domande racchiuse in tanti, molteplici e distinti argomenti per i quali il filo conduttore invisibile è rappresentato proprio dai quattro elementi della filosofia empedoclea, domande poste e in qualche modo si auspica di-svelate attraverso un ricco apparato iconografico che vuole essere strumento di lettura e di interpretazione di argomenti, teorie, fatti e avvenimenti in una successione costruita su una idea, quella di raccontare tante storie all’interno di una storia. Ecco dunque una breve storia illustrata della chimica, un viaggio tra scienza e fede, tra alchimia e arte, dove distinti e diversi mondi si intrecciano dove teologia e filosofia si confrontano con le scienze pure e applicate, dove l’arte e la rappresentazione mostrano quello che il pensiero spesso volutamente ermetico non vuole raccontare, dove l’immagine non è solo supporto illustrativo o didascalico, ma è parte portante della trama del racconto e dove, nell’immagine, si sviluppano temi e soggetti che altrimenti richiederebbero pagine e pagine di spiegazioni scientifiche, lasciando così al lettore curioso la possibilità di spaziare con la fantasia e la volontà di conoscere in campi e dominii di ricerca spesso complessi e difficili, forse più per specialisti, altrimenti per coloro che vogliono mettere a prova la loro vivacità intellettuale e affrontare un aspetto del nostro mondo e della nostra natura umana.
L’auspicio che questo lavoro sia lo stimolo a letture successive è il miglior risultato che si possa ottenere.


Massimo Corradi


In Genova, il giorno 25 luglio dell’anno 2008, A.D.
San Giacomo di Zebedeo, detto anche Giacomo il Maggiore, apostolo e martire


Genova: Edizioni di Storia, Scienza, Tecnica &, 2008 - ISBN 9781409226420
Store: http://www.lulu.com/



mercoledì 17 giugno 2015

Il Monumento



Una lettura costruttiva.


mo|nu|mén|to

s.m.

  1. scultura, struttura architettonica posta o eretta in un dato luogo per onorare la memoria di un defunto, di un personaggio illustre o per commemorare un avvenimento storico di grande rilievo: m. ai caduti; m. sepolcrale, che sovrasta o contiene una tomba; m. equestre, che raffigura un personaggio a cavallo 
  2. estens., opera architettonica di pregevole valore artistico o storico: un m. gotico, romanico, barocco; una città ricca di monumenti 
  3. vestigio, resto di antiche civiltà: monumenti egizi, etruschi 
  4. fig., opera letteraria o artistica di notevole importanza e valore in quanto testimonianza esemplare di un periodo storico, di una cultura, di un autore, ecc.: un m. della poesia lirica.
Polirematiche:
monumento naturale loc.s.m. elemento ambientale che, per motivi scientifici, naturalistici, estetici, ecc., sia oggetto di speciale tutela da parte di uno stato; monumento nazionale loc.s.m. ciascuno dei beni immobili, come ad es. chiese, palazzi e sim., che, per il loro inestimabile valore, sono tutelati dallo stato come parte del patrimonio artistico, storico e culturale | estens., spec. scherz., persona di fama ormai consacrata, anche se priva di effettivo potere e influenza nella vita culturale e politica di un paese.
[De Mauro, il Dizionario della lingua italiana].




Étienne-Louis Boullée (1728 - 1799), Cenotafio di Newton.

Il Monumento è un Monumento in quanto tale oppure il prodotto di una cultura, della tradizione, del patrimonio di un popolo, di una nazione, di un paese?
Gli architetti non progettano monumenti, se non in casi particolari, come ad esempio il Cenotafio da dedicare a Newton (Étienne-Louis Boullée, 1728 – 1799).
Oggi gli architetti, o meglio, le "archistars" progettano monumenti a se stessi, distribuiti in ogni luogo indifferenti della cultura del posto e delle genti a cui si rivolgono, se ad esse si rivolgono, annichilendo la creatività, la progettualità, le conoscenze e le competenze di decine e centinaia di magister architetti, meno noti ma più professionali, e favorendo solamente una falsa immagine dell'architettura che non è architettura, se non la sindrome di Narciso.


Michelangelo Merisi (1571 - 1610) detto Il Caravaggio: Narciso (1594-1596). Roma, Galleria nazionale d'arte antica.

Cosa penserebbe il Magister Arnolfus de Florencia (Arnolfo di Cambio, 1240 - 1302 o 1310) che ha dedicato la sua vita alla Cattedrale di Firenze? Mentre oggi questi 'personaggi' non dedicano più di qualche 'segno del maestro' ai loro progetti?

Monito, nel senso di richiamo al dovere, per le nuove generazioni!


martedì 16 giugno 2015

Form and structure




The relationship between form and structure in the dome of the Basilica of San Gaudenzio in Novara.



1Massimo Corradi
1Dipartimento di Scienze per l’Architettura, Scuola Politecnica - Genova, corradi@arch.unige.it


Abstract


The dome of San Gaudenzio in Novara, by Alessandro Antonelli, is the most comprehensive architectural synthesis of the profound relationships between mechanics and geometry, material and construction, science and technology; it is compendium of science and art of building in a single architecture. The complex interrelationships between form and structure, architecture and construction, in a complex play of geometric forms and structural elements, are fully evident by complex architectural and structural system of masonry skeleton. in the Antonelli’s dome. Without going into the specifics of the history of the Basilica of Novara for which there is sufficient literature to explore, in this short note we investigate the complex and perhaps even tormented path planning and construction of the dome of San Gaudenzio. Antonelli has been able to build and raise the most daring and the tallest masonry construction in the history of modern Italian architecture. Unique work of art, not repeated, brilliant and, sadly, still little known and studied, in its innermost mysteries that embrace the art of building, and the daughter of an important maître à penser, even a symbol of constructive genius of the most intriguing characters of the Italian architecture of the nineteenth century.

Alessandro Antonelli between Philosophy and Symbolism

Alessandro Antonelli (1798 - 1888), a “minor “character of the Italian architecture of the nineteenth century, well regarded for its regional vocation in the field of architecture (Re, 1988), although well known at national level for the construction of the Synagogue of Turin (Morreale, 1988), better known as the Mole (1863 - 1889), has the stereotype of the architect-engineer-constructor. Antonelli is an architect all round, capable of using geometry and materials according to constructive-technological systems of refined wisdom. Antonelli is a lover of form, but he is also a deep knowledge of the structures and behaviour-resistant structural systems and masonry materials.
The awareness that he is magister of “geometria della riga e del compasso”, a discipline taught in the Italian ‘Scuole di Applicazione per gli Ingegneri’, where art and science of building are ‘daily bread’ for student architects and engineers (Benvenuto, 1988), provides the ability to Antonelli to engage in ‘experiments’ design and he goes beyond the canons of contemporary historical building. These charges, although conforming to the neo-classical architecture is not too rooted in the Italian context, as is the rest of Europe, for a typical Italian classicism of the past that transcends space and time, to suggest Antonelli of “dress” its architecture with classical elements, although now anachronistic for the time.
But Alessandro Antonelli is ready to go further. His ability to use masonry materials, to transform the ‘heaviness’ of masonry structural elements in lightweight structural elements but solid, in harmonious architectural figures, in complex combinations of resistant forms, in games of shapes, lights and structures. Antonelli’s architecture is not building practice, but experimentation, research, willingness to try what no one had hitherto dared groped. Well, all these components of formal, stylistic, structural, technical, technological, structural show that Alessandro Antonelli is an innovator, in some ways comparable to the great architect Antoni Gaudí (1852 - 1926), a master of formal experimentation, constructive and structural architecture.
Although the Mole in Turin is the genius of Antonelli (Rosso, 1977) for Italian architecture, the Basilica of San Gaudenzio in Novara (1855 - 1878), however, is the most refined expression of wisdom and complete construction of the architect. The basilica of Novara is an inimitable example, he has managed to combine in a work built the Vitruvian triad of utilitas, firmitas and venustas.



Figure 1 - Section of the Basilica of San Gaudenzio. State Archives of Novara.

His work goes beyond the boundaries of practice to become a wit, courage, testing, technical and structural perfection. This Antonelli’s architecture shows a ‘clever’ play of empty and full, which shows the ability of matter to rise to heights of grandeur and boldness, to quote the words of Arthur Schopenhauer (1788 - 1860), rising to the rank Architecture importance of discipline that shows the real struggle of the weight against gravity.
More than a Hegelian vision of architecture, seen as a progressive understanding and revelation through the dialectical overcoming of exteriority, Antonelli contrasts between their shape, material and structure, in the spirit of the philosopher of Gdansk, the architecture, then, is driven and dominated by an irrational principle: the will as the desire (Molino 1941).


Figure 2 - Once inside view of a semicircular dome known as the “Gran Tazza”.

In fact, the will of Antonelli, is not to impress, but to study, learn and experiment with shapes, materials, structures.
He interprets the architecture, which is the Kantian distinction between phenomenon and noumenon, between what is manifested in the forms, which necessarily become transcendental material to become the subject matter, made a formal, artistic, or the architecture itself in-experimental, and therefore unknowable except through the cultural, human and artistic architect designer and builder.
In the work of Antonelli the domain of form, reason and representation becomes the domain of knowledge through matter. Knowledge is conceived as a relationship between designed architecture and built architecture, architecture bound to the forms, space and time, where the principle of causality leads to a real principle of sufficient reason for understanding the complexity of the architecture relationships between form, material and structure. In the architecture of Antonelli everything is designed with intelligence and reason, passion and artistic flair, technical and technological capacity. Nothing is left to chance, unless the case becomes for Antonelli practice and capacity planning.
If art is a work of genius - as he wrote Schopenhauer (Schopenhauer 1991) - to Antonelli, the architecture is the translation of a collection of knowledge that involves art and mathematics, numbers, geometry, shapes, weights, materials, statics, strength of materials, in order to grasp and turn into a work built universal ideas that govern the constructive ideas in architecture (Malverti 1987). This cognitive process can reproduce the ideas and then to communicate them through various forms of expression, as is the case for art and poetry. The architecture is such that, as he wrote the German philosopher, that “its origin is the knowledge of ideas, and its sole purpose, the communication of that knowledge” (Schopenhauer [1819] 1991, 223).
In this sense, then, the “genius” Antonelli translates thought into built architecture, bringing the skills and the “innate gift” to the highest degree of architect manufacturer possibilities inherent in every person, every designer in every architect. Nevertheless, the Basilica of San Gaudenzio is considered the tallest masonry building in Italy.
It is understood, therefore, the strong will that has Antonelli to go beyond the limits of human reason, even against a client blindly and tenaciously bound only to the economic side of the building. Antonelli is dedicated to design and build, thanks to a design trick that has grown step by step the dome of the basilica, an architecture that becomes the pure subject of knowledge in terms Vitruvian already mentioned. He has the ability to extract from the most recondite places of memory and knowledge and be able to abstract from particular things, be they architectural forms, structural elements, materials, objects, their relationships, connections, ability to interact within the architecture. The architecture of the Basilica of San Gaudenzio develops brilliant intuition of every shape, every structural element of any structure, forgetting their own individuality and becoming the metaphysical significance of a true ‘liberation’ of knowledge from his submission at will.


Figure 3 - System of juxtaposed columns supporting the “Gran Tazza”.

The architecture of the basilica in Novara then becomes the sublimation of a design process and knowledge of the formal, material and structural masonry. The masonry architecture is therefore considered as ‘fine art’, regardless of their destination for all practical purposes. 
Antonelli’s architecture is at the service of will and pure knowledge, it promotes the intuition of ideas about the complex web of knowledge that involves the design architect at the time of the act, the objectification of his strong will to achieve the complex and translate it into simple, like the “weight, cohesion, rigidity, hardness”.


Figure 4a, b, c - Skew arches supporting the drum of the dome. In this picture you can see the stone blocks of the stiffness of the key and the system of horizontal linkage.

Its architecture, then, is referred to as a work of art but also as an example of a mastery of elementary geometry - the external dome is a circular arc (Corradi & al. 2009) - typical of a traditional mathematics recalls the use of simple tools, ruler and compass, and awareness and static material that exhibits the struggle between the weight that drags him down, making it a shapeless mass, and stiffness that gives shape and verticality. 
Antonelli, thus pre-announces a revolution in art and science of building which will involve people after him more or less known as engineering and architecture, among others, Paul Séjourné (1851 - 1939), builder masonry bridges and charismatic figure of the last period of masonry architecture (Séjourné 1913-16) and the aforementioned Antoni Gaudì, whose name, the architect of God, well express the will of man to overcome the limitations of sensory experience, the material reality, with the desire to design and build architectures that transcend all understanding.

The Antonelli’s Dome

The Basilica of San Gaudenzio in Novara, then, is the most refined and accomplished synthesis of design, artistic, constructive and structural genius of Alessandro Antonelli, although the same is limited only to the construction of the dome (Caselli 1877), because the church is an eighteenth-century architecture (1577 - 1690) designed and built by Pellegrino Tibaldi (1527 - 1596).
Prior to the Synagogue of Turin (1863 - 1889), then the Museum of the Risorgimento, a work which will give great reputation for Antonelli, he is dedicated to the design (begun in 1841) and construction (1844 - 1878) of the Basilica di Novara. It is a great achievement, which shows design skills, daring construction, construction techniques and, above all, the ability to intersect with each distinct and different complexity of the shape of the building. Although this architecture is based on elementary geometry - the compass will prevail kept in the homonymous hall - its construction, and resolution of complex structural problems, committed forces and energy beyond the limits of human capability. The work of Antonelli image is then able to surprise with the construction of the unimaginable


Figure 5 - The structural system of the cone designed by Antonelli: cross-section. State Archives of Novara.

The design process followed by Alessandro Antonelli, for the construction of the dome of San Gaudenzio, shows the strong will of the architect to overcome the limitations of traditional architecture with contemporary and constructive work that needs and wants time to research and testing capacity human and properties of matter to interject in a dialectic positivist. In this sense Antonelli’s architecture enhances the progress of science, techniques and technologies and combines what is real, concrete, experimental, in opposition to what is merely formal, or in more general terms rather than abstract architecture linked to the image than to its material form and artistic.



Figure 6 - Stiffening arches of masonry cone.

Its architecture shows what is useful, effective, productive, as opposed to what is useless, vacuous as an end in itself could be the classical or neo-classical architecture. In fact, the classicism of Antonelli exceeds the boundaries of a building and above the themes dear to a culture of romantic and idealistic, so as to follow in the footsteps of the positivism of Claude Henri de Rouvroy, Comte de Saint-Simon (1760 - 1825) in his most important work: “The Catechism of the industry” (Saint-Simon 1823-24). This work was spread by Auguste Comte (1798 - 1857) in 1830, when the French philosopher, published the first volume of the Course of Positive Philosophy (Comte 1830). In this sense one can say that Antonelli’s positivism, put aside the idealistic philosophy considered as a useless metaphysical abstraction, is characterized by trust in scientific progress and the attempt to apply the scientific method in all spheres of knowledge and of human life and, above all, the architecture built, as opposed to what was imagined and designed in the Beaux-Arts school.
The project proposed by Alessandro Antonelli follows a strong thought, interspersed with a path to further investigation and knows how to combine the issues of art, composition, design and technicist with the existing. The idea of construction of the Italian architect, however, once a formal research, structural and technology that blends the old or the existing one, with the modern - in the sense of renewal of characters and hermeneutical principles of architecture in Heidegger’s terms - the authenticity of the building is not simply an empirical basis for understanding the design time.
The formal classicism of Antonelli is transliterated with the use of bold structural solutions, with a proper and appropriate use of materials, almost eager, with a meticulousness that may at first touch the excess (see the use of mortar, brick and tile shaped by hand in the arches supporting the drum, the use of massive stone, hard, compact, in chains, and keys and bolts of iron). Antonelli expresses a keen attention to the needs of a new technique that also wants to be spectacular, but firmly contained within the iron will and a reason that does not allow exceptions and constructive thoughts reasoned and intelligent use of materials and structures.
The design of the dome of San Gaudenzio is therefore embodied in a conceptual research, which can be summarized in a canon that sees three issues that the architect must do: the problem of architectural form, the choice of the structural model, the appropriate use of materials.


Figure 7 - Detail of the vertical structures of the cone at the extrados of the “Gran Tazza”.

Antonelli is an innovator, even if tied to their artistic skills of a classical Roman school of Architecture, or better said, the schools of Fine Arts, a classical aesthetic that emphasizes the design, the ornate architectural composition as opposed to done strictly technical, structural and material.


Figure 8 - Detail of the vertical structures of masonry cone, which correspond to the external dome.


Antonelli is still involved, although in its own way of scientific progress - and in particular that related to the mechanical sciences - that tests the ability to sense the static behavior of structural elements, whether taken individually or in the context of complex structures or issues of great complexity.
The ability of the architect is therefore to translate these insights into a process of concatenated static garrisons, heavy structures, thrusting structures, arches, vaults and buttresses in a symphony through a structural alternation of masses and voids, weights and forces, shadows and lights.
In this way step by step Antonelli rises the dome of San Gaudenzio to the highest peaks of the formal and structural research. The drum with internal and external orders of columns, pillars, and even monolithic columns, juxtaposed, and the “Gran Tazza (large cup)” that covers the circumferential perfect geometry of the transept, on which you set and from which branch off orders colonnades. And yet, the structural cone that rises to the top of the external dome that empties into a series of supporting ribs stiffened by connecting arches, vaults drilled key with an eye to maintain a sense of verticality to the top by arches and buttresses and counter-relieving arches. The boldness of the external dome, dome sheet constructed with ribs placed according to the meridians and parallels. These ribs will expose the inside of Antonelli to create voids filled only by a floor material in sheets, up to the lantern that stands next juxtapositions plans centered on the spiral staircase in masonry.
The reading of the construction of Antonelli is then like a musical score, as a symphony by Rossini, where a crescendo of artistic images, formal and structural accompanies the viewer at the top of the building where he was to stand the statue of Christ the Saviour.
From the grandeur and heaviness of the masonry of Tibaldi’s church, Antonelli moves with the lightness of the staircase built in brick and stone. From the massive structural form of oblique arches that support the drum, Antonelli moved to the subtle emptiness of the brick dome foil (thickness equal to 12 cm), covered with a ‘coat’ stone but simply pivoted in the ribs with bolts of iron, like a fabric that is covered with strong leather and hard, which stands on a powerful body muscles, but long-limbed placed around a masonry skeleton. The dome, designed and built by Antonelli, is the dominant thought of its structural design and architecture.
But in this refined process of architectural composition Alessandro Antonelli shows his great talent as an architect-builder, Maître d’Ouvrage et Architecture. He is able to use the materials with intelligence and wealth. He is a master in the choice of building elements and structures most suited to the aesthetic theme and design of its architecture.


Figure 9 - Detail of the external dome.

He turns his architecture to a formal research is not only architectural design, representation, but pure will, which has resulted in built. He is thus able to create solutions that exceed the rule of reason and form, in a marriage that only a few contemporary architects or later were able to perform with daring and skill, knowledge and courage. Antonelli’s architecture is not architecture produced by the man with inexperienced and unaware of courage that seems to defy the unconscious, but the courage of the wisdom dictated by the ancient builder.


Figure 10 a e b - The masonry structure of the cone, with the arches of lightening the stone blocks and masonry mass regularization and stiffening of the plans for the transmission of vertical loads.


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